domenica, 18 gennaio 2009
Ho deciso per una volta di deviare dalla pubblicazione dei posts sulla necessità di una "rivoluzione" italiana per parlare di una tematica di grande attualità in questi giorni: la crisi israelo-palestinese.
Sono stato spinto a scrivere questo post da un evento ben preciso: l'indecente puntata di Anno Zero di Michele Santoro , che si conferma come campione di faziosità, disonestà intellettuale e disprezzo verso chi osa muovergli critiche anche se in modo pacato e con logico argomentare.
Apro questo articolo riprendendo alcune delle parole di Fiamma Nirenstein , giornalista di pregio e parlamentare, scritte da lei recentemente sul Giornale e pubblicate da Luca Cesana nella sua nota su Facebook di oggi con la rassegna stampa delle reazioni anti Santoro:
"Ancora è da capire come mai alcuni cittadini delle democrazie abbraccino entusiasticamente un gruppo radicale islamista dittatoriale, genofobico, omofobico, distruttore delle intelligenze dei bambini, che usa il terrorismo come arma preferita, che ha più volte dimostrato che considera la democrazia un nemico, che considera tutti «i crociati e gli ebrei» nemici da eliminare, che ha fatto strame della causa palestinese e ha eliminato fisicamente quanti più membri di Fatah, che ripete a ogni minuto che la cultura della morte è la sua, e che desidera sacrificare se stesso, i suoi figli, il suo popolo, per la gloria di Allah."
Questo paragrafo esprime esattamente e meglio di come potrei mai fare io il mio stesso stupore di fronte a questo folle sostegno che Hamas riscontra nei paesi occidentali.
Uno stupore che a tratti diventa rabbia: nelle nostre nazioni noi abbiamo la fortuna di vivere in libertà e democrazia, di poter esprimere i nostri pensieri senza paura di repressione, di poter praticare la propria religione. Nelle nostre nazioni dopo tante battaglie la donna ha acquistato i sacrosanti diritti che le spettano. Come diamine è possibile che in queste stesse nazioni che hanno lottato nel recente passato contro aberranti dittature oggi , nel 2009, si possa esprimere un cosi diffuso sostegno ad un movimento fanatico, autoritario, estremista, che nega ogni libertà nei territori che governa, che considera la donna con immenso disprezzo, che sostiene l'annientamento e lo sterminio di un intero popolo, che è pronta a far saltare in aria autobus pieni di bambini? Com'è possibile? Scusate l'intolleranza ma spesso credo che si rasenta l'imbecillità quando non si è capaci di vedere la mostruosità di un movimento come Hamas.
Basterebbe solo questa considerazione per supportare Israele che è una democrazia moderna e liberale a tutti gli effetti.
Ma voglio andare oltre. Voglio analizzare punto per punto l'abnorme quantità di menzogne rilasciate ogni giorno su Israele per difendere il perpetrarsi degli attacchi contro il suo popolo. Vediamoli insieme
1) "Israele è stato creato occupando la Palestina, cosa fareste voi se vi occupassero casa vostra? ": MENZOGNA. Nel 1946 non esisteva e non è mai esistito uno stato della Palestina, nè una qualunque entità governativa strutturata, ne un'identità nazionale palestinese.
2) " Gli israeliani hanno occupato le terre di Palestina rubandole ai palestinesi": MENZOGNA. L'immigrazione ebraica nei territori comunemente detti "palestinesi" è iniziata già ad inizio secolo raggiungengo grande intensità negli anni 20' e 30'. I coloni ebraici comprarono pagandole con proprie risorse economiche le terre su cui si insediarono, avviando floride attività agricole con la laboriosità tipica di questo popolo.
3) " Israele fin dalla sua creazione ha perpetrato una guerra imperialista volta ad occupare nuovi territori". SUPER MENZOGNA. Tutti i conflitti armati che hanno coinvolto Israele sono stati di natura difensiva. Tutti. Israele ha dovuto sempre esercitare un diritto all'autodifesa ed in seguito alle guerre che gli sono state scatenate contro ha temporaneamente occupato nuovi territori che però nel corso degli anni successivi ha restituito. Anche la crisi di oggi è dovuta ad una difesa più che sacrosanta. Io domando con forza a tutti i critici di questo intervento israeliano contro Hamas: Quale paese accetterebbe senza reagire una pioggia di missili, oltre cento sulla città di Sderot, sui propri insediamenti? Quale nazione accetterebbe senza reagire di avere centinaia di migliaia di cittadini sotto il fuoco di missili, terrorizzati e con la propria vita a rischio? Quale governo accetterebbe senza reagire attacchi di un'organizzazione che dichiara apertamente di avere come obiettivo l'annientamento del proprio paese? Forse accetterebbe una simile situazione la filo araba Francia che per molto meno ha perpetrato violenze inaudite appena 40 anni fa in Algeria? Forse accetterebbero una simile situazione i regimi autoritari e repressivi del medio oriente a cominciare dal sostenitore chiave di Hamas, cioè l'Iran? Forse accetterebbero una situazione simile i Cinesi sempre pronti a sostenere mozioni anti israeliane nell'inutile ONU e sempre pronti a reprimere ogni dissenso?
4) " Israele è responsabile della creazione di enormi masse di profughi arabi disperati". MENZOGNA. I profughi arabi avrebbero avuto tutte le opportunità per cominciare una nuova vita nei paesi vicini se gli fosse stato permesso. Sono stati i governi arabi a voler far permanere i profughi nel loro stato disperato e a tenerli ammassati in tristi campi profughi con l'obiettivo di strumentalizzarli contro Israele. Hamas poi ha beneficiato delle realtà dei campi per recrutare poveri kamikaze. Ricordiamo che vi sono stati anche 800 mila profughi ebrei espulsi dai paesi arabi con la forza e che Israele, a differenza dei suoi vicini, li ha accolti ed integrati. Bella differenza mi sembra.
5) " Israele ha affamato i palestinesi". MENZOGNA. Il governo israeliano, insieme a tutti quelli occidentali ed all'ONU, ha sostenuto finanziariamente l'autorità palestinese. I responsabili della miseria nei territori palestinesi sono gli stessi palestinesi a cominciare dall' "eroe" Arafat, l'uomo che ha organizzato decine di attentati, l'uomo che con disprezzo è entrato con la pistola alla seduta plenaria delle Nazioni Unite , l'uomo che ha ammassato in Svizzera ingenti risorse economiche rubandole al suo popolo affamato in modo indegno, l'uomo che nonostante lo scandaloso Nobel è stato il nemico numero uno della pace in Medio oriente.
6) "Israele ha sabotato la pace". MENZOGNA. Negli anni 90 si è arrivati vicinissimi ad un accordo che prevedeva la creazione di un governo palestinese e Gerusalemme come città libera. L'accordo è saltato per volere preciso di Arafat che pretendeva l'annessione di Gerusalemme. Ricordiamo inoltre che Israele ha sempre rispettato i vari accordi, compreso la dolorosa ritirata da Gaza e la distruzione degli insediamenti dei coloni, fortemente voluta da quello che viene definito "il falco" Sharon. Ricordiamo infine che sia la guerra in Libano del 2006 che l'attuale intervento nella striscia di Gaza sono stati determinati da inaccettabili attacchi da parte prima di Hezbollah e poi di Hamas contro le città israeliane e sono stati causati dal nemico numero uno della pace in Medioriente e dell'Occidente: il governo iraniano.
Certo qualche volta singoli comandanti israeliani possono aver esagerato in singoli episodi, ma sfido chiunque a dimostrare che questo non avviene in qualunque conflitto armato di qualunque paese.
E poi vogliamo parlare delle 1000 vite israeliane innocenti distrutte durante la seconda Intifada da bombe che li hanno colpiti in momenti della loro quotidianità, al bar o in autobus?
Cari cittadini cosi arditamente filo palestinesi, cari sostenitori di Santoro, per favore informatevi prima di aprire bocca. Contraddite i fatti che ho scritto se ne avete il coraggio ma per favore abbiate l'onestà intellettuale di affrontare un dibattito con ragionamenti e non con le pietose immagini unilaterali mostrate ad Anno Zero.
sabato, 03 gennaio 2009
Come promesso inizio la serie di articoli in cui farò delle proposte concrete di riforme assolutamente realizzabili che potrebbero rilanciare questo paese nel segno della lotta allo spreco, al parassitismo ed alla mediocrità.
Questa lotta senza quartiere in nome della meritocrazia dovrebbe infatti essere il pilastro fondamentale di questa "rivoluzione".
I primi tre articoli hanno un tema conduttore comune: gli inaccettabili e vomitevoli sprechi nella spesa pubblica ed in particolare esempi di costi aberranti della politica, sprechi nella sanità e costi assurdi del sistema previdenziale.
In questo primo pezzo effettuo un semplice esercizio di ragionamento che punta ad illustrare come in pochissimo tempo, roba di una settimana di lavoro di un governo serio e degno di questo nome, si potrebbero recuperare risorse pari ad una intera finanziaria all'anno.
Risorse che potrebbero essere impiegate per far crescere il paese, ad esempio per finanziare riduzioni fiscali per le imprese che investono in assunzioni a tempo indeterminato ed in innovazione tecnologica.
Partiamo con il nostro esercizio:
1) L'agghiacciante assurdità del parco di auto blu italiano
Secondo una recente inchiesta di Contribuenti.it, sito web sempre attento a scoprire scandali a spese dei cittadini, in Italia circola l'incredebile numero di circa 608 mila autoblu, numero che va ben oltre il ridicolo se si considera che in USA vi sono 75 mila auto blu, in Gran Bretagna 55 mila, in Germania 54 mila, in Francia 65 mila. Questi dati ci informano quindi con grande stupore che rasenta l'incredulità che l'Italia possiede quasi dieci volte la media del numero di auto blu degli altri paesi occidentali.
Il costo per i contribuenti di questo elenfantiaco apparato fa venire rabbia: 18,23 miliardi di euro l'anno!!
(Fonte: http://www.contribuenti.it/stampa/la_stampa17052007.pdf)
Pari a quasi un'intera finanziaria.
Ragioniamo un attimo: è chiaro che questo spropositato numero significa che nel nostro paese l'auto blu è stata concessa come benefit in modo inappropriato necessario.
Un governo degno di questo nome di fronte ad un simile spreco dovrebbe immediatamente effettuare un'inchiesta che punti a ridurre il numero di autoblu a non oltre 60 mila ed a mettere all'asta le rimanenti.
Questo ridurrebbe di dieci volte il parco auto e la relativa spesa portando ad un risparmio di circa 16 miliardi di euro l'anno.
Inoltre ipotizzando un costo medio di 12 mila euro per auto messa all'asta ed ipotizzando che un certo numero di auto siano in leasing e non in proprietà sarebbe possibile recuperare una tantum la bellezza di circa 5 miliardi di euro una tantum dalla vendita.
Non male direi come risparmio no?
2) Le province: apoteosi degli enti inutili
Questo è un tema su cui si dibatte da tempo. E' infatti evidente che le province siano degli enti con molte funzioni ridondanti e sovrapposte a quelli di comuni e regioni. Spesso la separazione delle funzioni non è affatto chiara, generando scontri di competenza ed ulteriori barriere burocratiche ai cittadini ed allo sviluppo. L'inutilità delle province è talmente lampante che lo Statuto autonomo della Sicilia del 1946 con grande lungimiranza provvedeva già ad abrogarle. Peccato però che l'Assemblea Regionale Siciliana ha prorogato per ben 40 anni l'abrogazione fino poi a reintrodurle nel 1986.
La ragione a tale incredibile resistenza all'eliminazione di questo ente è molto semplice: dal dopoguerra le province rappresentano uno dei meccanismi per infiltrare personale, parassitario nella grande maggioranza dei casi, a spese dei contribuenti. Meccanismo che ovviamente fa molto comodo alla classe politica che può utilizzarlo a fini elettorali e per la creazione del consenso.
Il costo delle province italiane è stato stimato dal ministro Tremonti nell'incredibile cifra di 9,6 miliardi di euro l'anno.
Il sottosegretario Vegas per giustificare coloro che sono contrari all'abrogazione per fini prettamente populistici sostiene che la loro abrogazione garantirebbe "solo" un risparmio di 500 milioni di euro l'anno, senza però fornire alcun dettaglio su come avrebbe effettuato questo calcolo.
A parte che 500 milioni di euro l'anno sarebbero comunque un'ottima cifra, ma in ogni caso facciamo qualche ragionamento.
Non dispongo di dati esatti sui costi del personale delle province, tuttavia ho il dato della Sicilia: su 890 milioni di euro l'anno di costo totale delle province siciliane, 237 milioni sono le spese di personale, pari a circa il 27% del totale.
Poichè la Sicilia è una delle regioni dove la logica becera di assunzione nel pubblico come ammortizzatore sociale è più forte, possiamo immaginare che questo dato possa essere valido sul totale delle regioni portando quindi ad un costo di personale di circa 2,6 miliardi di euro l'anno ed a costi di gestione pari a 7 miliardi di euro l'anno.
Se ipotizziamo una riforma che abroga le province, vende gli immobili, elimina i benefits quali auto e cellulari e trasferisce il personale ai comuni mandando in prepensionamento ad una media del 70% del salario il 50% più anziano del personale si dovrebbe essere in grado di ridurre a zero tutte le spese di gestione per un risparmio di 7 miliardi di euro l'anno circa più un risparmio del 15% sul personale, pari a circa 390 milioni di euro.
Magari si potrà criticare che trasferendo ai comuni una parte dei costi di gestione in realtà si trasferirebbe ai comuni ma in ogni caso sicuramente sarebbero nettamente inferiori rispetto a mantenere in parallelo tutte le strutture provinciali.
Il risparmio ottenibile quindi è sicuramente stimabile tra i 3 ed i 6 miliardi di euro l'anno.
(http://www.libero-news.it/articles/view/416197)
3) L'assurdo costo delle 192 mila cariche elettive e delle macchine politiche nazionali
Come ho scritto nel mio primo post in Italia vi è un esercito di cariche elettive che percepiscono reddito ad intera spesa di contribuenti pur lavorando spesso poche ore a settimana.
L'esercito di consiglieri, assessori e presidenti regionali, provinciali e comunali ci costa, insieme alle consulenze da loro commissionate, l'incredibile cifra di 1 miliardo e 850 milioni di euro l'anno!!!
Quasi 2 miliardi di euro per pagare stipendi e gettoni a persone molto spesso mediocri e molto spesso nulla facenti (quante ore pensiate che possa lavorare un consigliere comunale di una cittadina di 30 mila abitanti e che guadagna la bellezza di 1200 euro nette? Pari allo stipendio di neo assunto con laurea)
Una riforma che potrebbe essere fatta immediatamente da un qualunque governo degno di questo nome sarebbe di abbattere immediatamente stipendi, rimborsi, consulenze e benefit con l'obiettivo di recuperare almeno un miliardo di euro l'anno di spese.
Ma andiamo avanti: i deputati e senatori nazionali (quasi mille) ci costano l'incredibile cifra di quasi 200 milioni di euro l'anno solo in stipendi, senza considerare i benefits.
A parità di numero una riduzione del 25% dei loro salari porterebbe ad un risparmio di 50 milioni l'anno e percepirebbero la sempre più che dignitosa cifra di 9000 euro nette, cifra che nel mondo privato guadagna un dirigente d'azienda con molti meno benefits.
La Camera ed il Senato insieme costano, oltre agli stipendi degli onorevoli, 1,5 miliardi di euro l'anno.
Una razionalizzazione delle risorse potrebbe portare ad un risparmio di ALMENO 500 milioni di euro l'anno.
Il Quirinale costa ben 230 milioni l'anno, considerando che Buckingham Palace ne costa 57 milioni non credo sia folle pensare di poter risparmiare almeno 100 milioni l'anno di costi.
(Fonte: La Casta, Stella e Rizzo)
E come potete vedere semplicemente con una riduzione di stipendi e gettoni ai politici locali e nazionali e con una razionalizzazione dei costi di Camera, Senato e Quirinale si potrebbero tranquillamente recuperare risorse per almeno 1,6 miliardi di euro l'anno.
Vedete che con questi tre esempi senza fare riforme costituzionali o super stravolgimenti e pur garantendo l'occupazione degli impiegati provinciali potremmo ipotizzare risparmi per 25 miliardi di euro l'anno, soldi che potrebbero essere utilizzati per rilanciare la competitività del paese.
E questa è solo la punta dell'iceberg, ne vedremo delle belle nei prossimi articoli.
Primo passo della "rivoluzione" italiana: chiedere a gran voce tagli a questi offensivi sprechi.
Se siete a conoscenza di altri costi assurdi della macchina statale postateli nel gruppo Facebook seguente:
http://www.facebook.com/photo.php?pid=1632118&op=1&o=global&view=global&subj=1659680947&id=668001650#/group.php?gid=46410816365&ref=mf
venerdì, 26 dicembre 2008
Come ho scritto nel precedente post, sono fermamente convinto che l'Italia abbia bisogno di una rivoluzione pacifica che allei tutte le forze produttive del paese e tutti coloro che nell'anonimato lavorano sodo ogni giorno senza privilegi ed aiuti immotivati, ma con la forza dei loro meriti e delle proprie capacità.
Ritengo inoltre che le riforme e le innovazioni necessarie prescindano completamente dagli ormai sterili concetti italiani di destra e di sinistra e che debbano essere ispirate alla concretezza ed al pragmatismo, nonchè ad un principio di razionalizzazione della macchina statale italiana.
Forse qualcuno potrebbe obiettare che sto in realtà sostenendo un attacco frontale alla politica in quanto tale proponendo un modello molto simile al concetto di tecnocrazia.
Forse è cosi, o per lo meno è cosi se si considera la "politica" come viene intesa nel nostro paese.
Nella mia visione forse utopistica l'uomo politico dovrebbe essere un soggetto che, dopo aver ottenuto successi e meriti nella sua vita professionale, decide di mettere a disposizione il suo bagaglio di competenze nella gestione della res pubblica. La classe politica italiana è anni luce lontana da questa concezione.
I pilastri di questa rivoluzione pacifica italiana sono per me evidenti ed accettabili in maniera trasversale:
1) Una battaglia senza lotta e senza quartiere contro la mediocrità che pervade come un cancro tutti i settori del nostro paese, portando alla creazione di Caste che difendono strenuamente lo status quo.
2) Una campagna decisa a sostegno della meritocrazia in ogni possible attività. E' indegno che in questo paese in molti incarichi (dalla magistratura alla sanità all'università) si faccia carriera o tramite conoscenze personali o per anzianità. Il concetto stesso di avanzamento di carriera per anzianità è un'idiozia enorme, in quanto il fatto di essere più anziano non ha alcuna correlazione con i propri meriti. Cosi come non dice il vero chi sostiene che sia impossibile introdurre dei criteri meritocratici ad esempio nel settore pubblico. Urlo con forza: NON E' VERO. Si possono sempre immaginare degli indicatori quantitativi e misurabili del merito di un lavoratore, in qualunque settore. L'assenza totale di meritocrazia è il grande male dell'Italia e la battaglia in nome di essa deve essere il principio guida del vento di cambiamento.
3) Come conseguenza dei punto 1 e 2, l'annientamento di tutte le caste e gruppi di privilegi che soffocano la nazione. Dai politici, agli ordini professionali, alla sanità, ai sindacati urge un'attività di radicale sradicamento di ogni privilegio garantito e non fondato sul merito, una lotta determinata contro ogni parassitismo. La battaglia deve attaccare anche tutte le pseudo organizzazioni private che puntano con grande efficienza a favorire l'ascesa dei propri membri in posti chiave e non su principio meritocratico ma in base alla loro fedeltà ad una data ideologia/religione/organizzazione. Mi riferisco a fenomeni come Comunione e Liberazione, Opus Dei, Compagnia delle Opere ed altre sette che partecipano insieme alle Caste ad annientare la meritocrazia in Italia
4) Una guerra spietata contro gli sprechi ed i parassitismi della macchina statale. Come più volte detto in questo blog, un governo serio potrebbe recuperare risorse per decine di miliardi di euro l'anno in poche settimane di riforme. Solamente l'istituzione delle province costa miliardi di euro pur essendo totalmente inutile e ridondante. L'introduzione di rigidi principi meritocratici nella Pubblica Amministrazione è un passo necessario per colpire gli inefficienti parassiti che inondano il settore pubblico
5) Una politica economica liberista ma che punti , sempre in nome della meritocrazia, a mettere tutti nelle medesime condizioni di partenza. Questa è l'essenza della meritocrazia, permettere a chiunque di avere le condizioni iniziali per esprimere il proprio potenziale.
6) Laicità: parola sconosciuta in Italia ma essenziale in uno Stato realmente moderno. Sradicare ogni genuflessione a qualunque credo religioso, in particolare al Vaticano che tanto danno ha arrecato a questo paese
Nei prossimi posts illustrerò concretamente come questi principi si possano tradurre in concrete azioni di riforma.
Nonostante questo programma possa sembrare a prima analisi utopicamente ambizioso, in realtà gli interventi che proporrò non sono nè folli nè irrealizzabili, basterebbe solo avere una classe politica determinata a realizzarli e soprattutto capace.
Il problema è che essa rappresenta oggi fedelmente lo specchio del paese: una squallida mediocrità dilagante.
Da qui la necessità di avere un grande movimento di pensiero che lotti per far spirare finalmente un vento di cambiamento in questo paese immobile e sull'orlo del baratro.
venerdì, 26 dicembre 2008
Questo post apre una lunga serie di articoli in cui argomenterò una conclusione a cui sono oramai giunto con convinzione: l'unica speranza per l'Italia è di intraprendere una vera e propria "rivoluzione" pacifica, intesa non nelle accezioni comuniste e fasciste del secolo scorso, ma come grande periodo di innovazione che abbia come obiettivo una radicale riforma dello Stato italiano.
Da decenni si parla ormai di riforme costituzionali, di cambiamento ma il bilancio concreto è desolante, nessuna innovazione strutturale è stata fino ad ora fatta nonostante 15 anni di proclami.
Anche il governo Berlusconi, nonostante la sua schiacciante maggioranza sia nel 2001 che adesso, si dimostra assolutamente incapace di reali cambiamenti, anche se poi è molto efficace ad approvare le leggi di interesse come l'approvazione record del lodo Alfano.
Sono fermamente convinto che il paese abbia bisogno di importanti innovazioni e che non abbia più veramente senso parlare di destra, sinistra, centro, dipietristi ecc.
Tutte queste divisioni sono solo convenienti alla nostra inetta classe politica per mantenere lo status quo e trincerarsi dietro inutili dibattiti e scontri che si protraggono ormai sterilmente da anni.
Le riforme ed i cambiamenti necessari all'Italia prescindono da qualunque ideologia e chiunque sia dotato di buon senso e non faccia parte di una delle tante caste parassitarie che strangolano questa nazione non può che essere concorde.
Quello che sogno è un grande movimento di pensiero che si organizzi per portare avanti la lunga battaglia del cambiamento, alleandosi con le forze produttive del paese.
Nei prossimi posts illustrerò un vero e proprio manifesto di azione, dettagliando le misure necessarie che a mio parere potrebbero rilanciare l'Italia sotto ogni punto di vista.
I protagonisti di questa rivoluzione non possono che essere le nuove generazioni: tutti coloro che oggi hanno dai 25 ai 40 anni.
Spetta a loro capire che il vento del cambiamento è ormai indispensabile, spetta a loro mettersi in gioco per urlare lo sdegno contro le caste parassitarie, spetta a loro rovesciare la presente gerontocrazia, spetta a loro dimostrare che innovare è possibile e che non bisogna mai cedere allo spettro della rassegnazione.
domenica, 30 novembre 2008
Questo è uno dei posts per me più importanti perchè tocca un punto chiave per il futuro del Paese e per una speranza di miglioramento della classe dirigente rispetto a quella attuale molto spesso imbarazzante a parte qualche rara eccezione: la lotta per le primarie.
Il nostro paese ignora del tutto un basilare strumento di democrazia: il Pdl non sa cosa siano ed il Pd ne ha organizzate alcune che però vanno definite con il termine corretto, e cioè una buffonata con candidati scontati ed imposti comunque dal partito.
Il dibattito è più che mai attuale se persino il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini ha sentito il dovere di fare recentemente un intervento deciso in merito: "per non sfociare nel cesarismo serve che la vita dei partiti si svolga con un metodo democratico".
Nonostante questa esigenza si stia rafforzando sempre di più anche grazie all'esempio straordinario della vittoria dell'outsider Obama alla presidenza degli Stati Uniti, questa discussione è un vero tabù nella servile classe dirigente del Pdl dove si sta perpetrando l'ennesima buffonata all'italiana: la nomina di oltre 3 mila delegati per il Congresso come sempre scelti dall'alto che avranno un ruolo prevalentemente decorativo in fase congressuale.
Per non citare il Comitato dei 100, organizzazione dal nome pomposamente retorico che avrebbe dovuto essere l'Assemblea Costituente del Pdl ma che per adesso si è riunita una sola volta per dare il suo scontato sostengo al leader indiscusso.
Le primarie sono uno strumento essenziale per poter avere qualche speranza di introdurre un reale principio meritocratico nel mondo politico.
Finchè la classe dirigente dei partiti sarà nominata su cooptazione premiando spesso il servilismo più che il merito, finchè pochi segretari di partito decideranno la composizione dell'intero Parlamento italiano, finchè mediocri dirigenti di partito locali saranno gli unici a decidere chi diventa presidente di regioni e province o sindaco, finchè sarà impossibile per un cittadino con forti ideali e meriti poter scendere in campo e mettersi al servizio della collettività, finchè l'accesso in politica porrà barriere enormi ai giovani rafforzando l'inaccettabile gerontocrazia che ci caratterizza, non vi sarà speranza per questo paese di avere una classe dirigente preparata, meritevole, lungimirante e capace di cogliere le sfide sempre più numerose che la società globale ci impone.
Guardiamo agli USA: entrambi i candidati della fase finale, McCain ed il presidente eletto Obama, erano outsider fuori dall'establishment dei rispettivi partiti.
Barack Obama è sceso in politica addirittura per la prima volta nel 2000, appena 8 anni fa, vincendo proprio le primarie per la candidatura democratica al Senato dell' Illinois.
Quattro anni più tardi, grazie al suo carisma, ai suoi ideali, alla capacità di trovare supporters finanziari è riuscito a vincere un'altra sfida alle primarie questa volta per la candidatura democratica al Senato degli USA ed infine sfruttando in modo geniale i nuovi mezzi di comunicazione su Internet è riuscito a raccogliere 650 milioni di dollari di fondi da milioni di elettori e scalzare alle primarie il super candidato dell'establishment democratica Hillary Clinton fino alla vittoria finale.
Otto anni per passare dall'essere uno sconosciuto outsider che correva per il Senato dell'Illinois alla presidenza degli Stati Uniti.
Le capacità di Obama nel creare consenso sono fuori questione, ma in Italia una storia del genere sarebbe stata assolutamente impossibile e non per mancanza di persone con capacità, con la stessa incredibile passione politica e con la stessa determinazione, ma perchè il sistema politico italiano rende semplicemente impossibile una simile ascesa.
Un potenziale Obama italiano dovrebbe fare anni di gavetta servile per ottenere forse una candidatura locale, dovrebbe avere agganci politici influenti per poter ambire ad una carica nazionale, dovrebbe essere uno yes man del capo del partito, destra o sinistra che sia, per ottenere qualche ruolo di rilievo nazionale.
Tutto ciò è inaccettabile, più rifletto sul modello USA più mi rendo conto di quanto sia inadeguato, non democratico e non meritocratico il sistema politico italiano.
Oggi qualcosa sta cambiando: molte persone, specialmente di generazioni meno vetuste di quelle al comando, si rendono conto sempre di più di quanto sia importante lo strumento delle primarie e ne sentono la necessità.
Ma soprattutto oggi Internet permette di avviare una battaglia ideale a tutto campo, sfruttando tutte le opportunità, dai blogs ai social networks come Facebook.
In questi giorni Gionata Pacor ha avviato una campagna proprio su Facebook candidandosi alle inesistenti primarie del Pdl per le elezioni europee: una provocazione forte che però sta trovando molti supporters, ed altre persone hanno proposto provocatoriamente la loro candidatura.
Qui voglio fare un appello forte a sostenere questa battaglia su Internet.
Mi appello a coloro che su Facebook hanno preso questa iniziativa: incontriamoci , diamo un minimo di organizzazione a questo movimento di pensiero che è sorto spontaneamente per richiedere a gran voce un sacrosanto diritto degli elettori
Mi appello alle nuove generazioni: è un dato di fatto che tutti i maggiori cambiamenti politici e sociali siano stati avviati da nuove generazioni che con passione hanno difeso le loro idee.
L'Italia ha proprio bisogno di questo: una rivoluzione italiana che il nostro paese non ha mai conosciuto ed è compito di noi giovani iniziare a lottare per realizzarla.
domenica, 30 novembre 2008
Il governo ha varato nei giorni scorsi un pacchetto di misure anti crisi che si pone come obiettivo il sostegno alle famiglie meno abbienti.
Analizzando le varie azioni l'unica che mi sembra degna di approvazione è quella che prevede la defiscalizzazione dei premi di produttività fino a 6000 euro e per redditi fino a 35 mila euro lordi.
Tutto il resto mi sembra classificabile come le solite misure estemporanee una tantum a carattere prevalentemente demagogico e sicuramente non capaci di creare un miglioramento reale delle condizioni di vita dei soggetti beneficiari.
In particolar modo sono stati stanziati ben 2,4 miliardi di euro per assegni compresi tra i 200 ed i 1000 euro rivolti alle famiglie con redditi fino a 22 mila euro lordi l'anno.
Una spesa imponente dunque sotto forma di inutili finanziamenti a pioggia una tantum.
Personalmente sono un acceso critico di tutto questo genere di interventi a pioggia.
Mi domando con forza: che reale impatto può avere per una famiglia ricevere qualche centinaio di euro una tantum? Si forse potranno comprare qualche giocattolo in più ai figli o fare qualche spesa e poi? Il ministro Tremonti crede veramente che un simile intervento possa supportare i consumi di queste famiglie e creare un reale miglioramento? Oppure vuole essere una misura demagogica tanto per far credere all'italiano medio che il governo stia lavorando per i più poveri?
Il concetto stesso di dare soldi a pioggia è completamente contrario a qualunque linea politica di natura liberista ed al contrario si caratterizza come un'azione decisamente statalista che mi ricorda il concetto di "panem et circenses" di romana memoria. Lo Stato che da la carità.
Una politica di supporto ai consumi ed ai ceti meno abbienti avrebbe bisogno di riforme strutturali capaci di creare un miglioramento stabile delle condizioni di vita, misure forse di minore impatto mediatico ma con effetto decisamente maggiore nel medio e lungo periodo.
Qualche esempio?
- Defiscalizzare in maniera costante tredicesime e quattordicesime
- Rafforzare la detassazione degli straordinari
- Diminuire la tassazione sul lavoro delle persone con reddito più basso
- Aumentare in maniera significativa le detrazioni sulla dichiarazione dei redditi di famiglie con tanti figli a carico e salari bassi
- Contrastare il fenomeno del precariato selvaggio specialmente per lavoratori con figli a carico
Questi sono solo alcuni esempi di azioni che potrebbero realmente creare un circolo virtuoso e favorire le famiglie più povere sostendandone i consumi.
La classe politica si lamenta che non vi siano risorse per questo genere di interventi, tralasciando il fatto che a costo di essere ripetitivo tagliando le spese parassitarie della macchina statale si potrebbero procurare enormi risorse, mi limito ad osservare che 2,4 miliardi di euro non è affatto una cifra piccola e che sicuramente poteva essere utilizzata su alcuni degli interventi sopra illustrati.
Mi sono veramente rotto di vedere a destra ed a sinistra demagogiche distribuzioni a pioggia di denaro.
Ci si rende conto che il paese ha bisogno di riforme strutturali?
Si rendono conto che se queste riforme non arriveranno andiamo incontro a drammatici problemi nei prossimi cinque anni?
domenica, 30 novembre 2008
Recentemente uno studio dell'Economist Intelligence Unit, centro di ricerche economiche dell'Economist, pone il nostro paese al 40° posto mondiale per competitività, subito dopo paesi come Lettonia e Thailandia. Nel contesto europeo secondo questo studio saremmo davanti solamente a Grecia e Turchia.
Ovviamente ogni ricerca del genere va sempre presa con la giusta cautela dal momento che bisogna sempre verificare in dettaglio come questa classifica sia stata stilata, quali paramentri siano stati presi in considerazione , ecc.
Tuttavia è fuori ogni dubbio di sorta che il nostro Paese non brilli per competitività sulla scena internazionale e le ragioni di ciò sono evidenti a tutti tranne forse alla nostra benamata classe dirigente di serie Z:
- Una soffocante pressione fiscale sulle aziende che ostacola ogni capacità di investimento
- La totale mancanza di agevolazioni fiscali per le aziende che innovano e sono competitive a livello internazionale
- Un incredibile livello di tassazione sul lavoro che frena la capacità delle aziende di investire, supporta la diffusione del precariato selvaggio e tutto ciò crea un circolo vizioso che tende a soffocare i consumi
- La totale mancanza di supporto alla ricerca scientifica ed al trasferimento di know how e di innovazione nelle aziende
- L'assenza di politiche volte a premiare le università e gli istituti di ricerca che producono maggiori risultati
- Una macchina statale costosissima ed inefficiente che rappresenta un ostacolo alla competitività delle nostre aziende e che come un parassita drena enormi risorse fiscali per potersi mantenere senza restituire in cambio alcuna efficienza dei servizi
- Una classe politica nazionale e locale quasi sempre imbarazzante selezionata tramite meccanismo di cooptazione senza alcun barlume di meritocrazia
La cosa che mi lascia più perplesso è che nessun politico sembra realmente preoccuparsi della nostra situazione.
I nostri politici vecchi ed appartenenti ad una generazione che ormai ha fatto il suo tempo non sono cosi lungimiranti da capire che non siamo più negli anni 80.
Adesso la competizione internazionale è fortissima,vi sono paesi emergenti che crescono da anni con tassi di crescita a due zeri e che stanno migliorando sempre di più la propria produzione industriale anche in termini di innovazione e che in uno scenario del genere ad alta globalizzazione non essere competitivi può significare cadere in un baratro economico da qui a cinque anni.
E' necessario, anzi vitale, una radicale azione di riforma che miri ad abbattere i costi statali, a ridurre la pressione fiscale, a premiare università ed aziende che innovano, a sostentare i trasferimenti di tecnologia, a premiare le aziende che creano posti di lavoro stabili, a ridurre le imposte sul lavoro per ridare fiato ai consumi.
La domanda che sorge spontanea è: cosa si sta facendo realmente di tutto ciò? Come si può pensare di raggiungere questi obiettivi quando abbiamo un governo che distribuisce inutili sostegni finanziari a pioggia non strutturati, che incrementa invece di diminuire i costi della politica, che applica politiche stataliste, che non ha mosso ancora un dito sui tagli ai centri parassitari della macchina statale?
domenica, 30 novembre 2008
Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un indegno spettacolo che ben evidenzia l'autoreferenzialità della classe politica italiana: il caso della Commissione di Vigilanza RAI.
Riccardo Villari del Pd è stato eletto con i voti della maggioranza che ha tentato cosi di bloccare ogni ipotesi di assegnazio all'Italia dei Valori ed una volta eletto il neo presidente si rifiuta di dimettersi nonostante sia stato raggiunto un accordo tra Pd e Pdl e nonostante l'ordine perentorio a dimettersi dai vertici del Pd con relativa minaccia di espulsione.
Uno spettacolo ridicolo, di becere lotte di potere per il controllo dell'informazione.
Mentre il paese cade in vera e propria recessione economica, mentre la produzione industriale crolla, mentre dati di centri di ricerca attestano l'inesorabile perdita di competitività dell'Italia che cade dietro a paesi come Estonia e Lettonia, mentre la crisi finanziaria rischia di abbattersi, mentre il numero di persone al limite dell'indigenza aumenta, mentre il precariato selvaggio attanaglia gran parte delle nuove generazioni, mentre i costi della macchina statale crescono come scritto recentemente sul Corriere da Gian Antonio Stella, mentre la pressione fiscale strozza le imprese abbattendo la capacità di innovazione, i politici italiani dedicano tempo ed energie a ridicole lotte di potere per il controllo della Commissione di Vigilanza RAI.
lunedì, 17 novembre 2008
Dopo essermi sfogato sull'indegno spettacolo di strumentalizzazione con parole inauditamente aggressive contro la famiglia di Eluana vorrei adesso esprimere il mio punto di vista.
Nel fare questo, sottolineo innanzittutto che vi sono voci dissidenti all'interno della stessa Chiesa Cattolica, come ad esempio il teologo Vito Mancuso, professore all'Università San Raffaele di Milano.
Per utilizzare le parole del professor Mancuso:
"«Non è eutanasia attiva, in quanto non ci sarà un farmaco che provocherà la morte. Ma neanche passiva: se l'alimentazione tramite sondino non è "terapia", non è cioè assimilabile a un farmaco, la sua cessazione non può essere detta eutanasia passiva»"
"«È l'interruzione di un trattamento di rianimazione risultato inefficace, deliberata in conformità a un orientamento espresso a voce dall'interessata in anni precedenti l'incidente»".
Mi sono reso conto con piacere che esistono persone dotate di tale capacità di pensiero razionale all'interno della Chiesa Cattolica. Ben più prudenti e profondi dei ridicoli polituncoli filo papali che affollano in questi giorni giornali e televisioni.
Il punto fondamentale per me è il seguente: le attività superiori che comunemente indichiamo con il termine di "vita" risiedono nel sistema nervoso centrale. Il cuore , la respirazione, i processi digestivi sono meccanismi biomeccanici e biochimici comuni a tutte le specie viventi e che non caratterizzano l'essenza della vita.
Eluana purtroppo non ha più alcun barlume di attività cerebrale. E' di fatto un sistema biomeccanico che continua a funzionare senza alcuna coscienza di sè e del mondo circostante.
Gli strenui difensori della vita ad ogni costo ribattono che è impossibile identificare la situazione di Eluana come "irreversibile", che gli stessi medici preferiscono evitare il termine irreversibile, che esiste una probabilità di risveglio.
Certo esiste una probabilità di reversibilità, cosi come esiste una probabilità che domani il mondo sia spazzato via da un asteroide o che la Terra esca dalla sua orbita solare.
Il ricorso al concetto di probabilità viene in realtà fatto con un ragionamento fallace, tipico delle persone che si appellano ai concetti statistici senza alcuna conoscenza di essi o con aperta malafede.
Nella teoria delle probabilità l'impatto di un dato evento si calcola mediante una media pesata: si moltiplica un dato esito per la sua probabilità e ad esso si somma un diverso esito per la rispettiva probabilità.
Poichè la probabilità di un risveglio di Eluana è giudicata estremamente improbabile l'impatto dell'evento "ritorno dallo stato vegetativo" è di fatto trascurabile.
In realtà questa inaudita violenza verbale contro la decisione del padre e del tribunale e contro qualunque ragionamento sull'eutanasia si fonda esclusivamente sul teorema cardine delle gerarchie vaticane: esiste un essere superiore che ha creato l'universo e che si interessa dei destini dei singoli uomini al punto di scendere fra di essi, questo essere supremo comunemente indicato con il termine Dio è l'unica entità che abbia diritto a disporre della nostra vita, l'unica che possa decidere di porvi fine.
Questa potrebbe essere una legittima opinione, con la stessa dignità di tante altre, da difendere in un dibattito democratico.
Ma non è cosi, perchè ovviamente questi soggetti non credono di esprimere una semplice opinione, ma si ergono a depositari di una Verità Unica ed Assoluta ed esigono di imporla all'umanità intera perchè tutti coloro che non sono d'accordo sono ovviamente in Errore.
Qualunque critica ai dogmi dell'ortodossia non è vista come un legittimo dissenso ma come un inaudito attacco alla Verità.
La loro Morale e la loro Etica sono ovviamente Assolute e come tali devono essere abbracciate da tutti gli individui.
Ebbene qualcuno dovrebbe spiegare con forza a questi signori un semplice concetto: NON E' COSI.
Io credo nell'Uomo e nella Natura e credo che ogni individuo abbia il diritto di decidere le sorti della propria esistenza, di porre fine ad un dolore inaccettabile, di fermare una situazione tragica da cui non vi è ragionevolmente via d'uscita.
Per questo non solo reputo sacrosanta la volontà del padre di Eluana, ma credo fermamente che l'Eutanasia debba essere un diritto inalienabile di tutti i cittadini e che una legge in tal senso sarebbe uno straordinario atto di civiltà.
Purtroppo la vedo dura nei tempi bui dell'Italia di oggi, in cui persino ricerche mediche che potrebbero salvare milioni di persone sono state rese illegali dalla medioevale ed agghiacciante legge 40 in cui i diritti di embrioni diventano più importanti di quelli di persone reali, con famiglie che soffrono per le loro malattie.
lunedì, 17 novembre 2008
Oggi scrivo questo post con un moto di rabbia per l'indegna strumentalizzazione del caso Eluana.
Prima di parlare del perchè sia convinto che la sentenza della Cassazione sia corretta voglio innanzittutto muovere un'aspra critica ai toni utilizzati dalla moltitudine di esponenti papisti del PDL e dalle gerarchie vaticane.
Cardinali , ministri ridicolmente teocon come Gasparri e la Carfagna e polituncoli vari non si sono limitati ad esercitare il loro sacrosanto diritto di espressione ma hanno urlato e continuano ad urlare all'assassinio, all'omicidio, all'errore tragico.
Isabella Bertolini, membro del Direttivo del Pdl alla Camera, utilizza espressioni a dir poco agghiaccianti:
"«Togliere il sondino? Far morire Eluana Englaro di fame e sete? Tanto valeva metterla di fronte al plotone di esecuzione. Questa è la prima condanna a morte dal dopoguerra in poi nella Repubblica italiana»"
Dal momento che la persona che più ha lottato per cessare l'inutile sofferenza di Eluana è proprio il padre, questi signori stanno esplicitamente accusando il padre di Eluana di essere lo spietato assassino della figlia, addirittura il mandante della prima "condanna a morte del dopoguerra". Senza alcun basilare rispetto per la dignità della famiglia puntano ferocemente il dito proprio contro l'uomo che ha cresciuto Eluana, che ha vissuto l'immane e dolorosissima tragedia della sua perdita, che le è stato accanto nella sofferenza per tutti questi anni.
Senza alcuna conoscenza diretta della famiglia Englaro si permettono di esprimere giudizi categorici e spietati. Senza aver mai vissuto esperienze simili si ergono a moralizzatori del paese e difensori della loro supposta Etica Assoluta.
Ma con quale diritto? Ma chi siete voi per giudicare la famiglia di Eluana in una situazione cosi tragica?
Avrebbero potuto limitarsi ad un dibattito civile, difendendo il loro punto di vista, criticando la sentenza con argomentazioni , esponendo le loro ragioni con rispetto come in ogni dibattito degno di questo nome.
Invece no, calpestano la dignità di una famiglia ed ogni forma di umanità.
Esiste solo una parola per descrivere simili aggressioni verbali su una vicenda talmente delicata: VOMITEVOLE.
Gli esponenti teocon e nauseantemente filo clericali del Pdl (putroppo la quasi totalità) non perdono occasione per correre in difesa del Vaticano.
Le gerarichie del Vaticano poi, si confermano sempre pronte a gridare allo scandalo, con lo stesso zelo di quando insabbiano i loro scandali.